Parte 2a
Dal 10 marzo all’1 maggio 2019 km 4251
Pargua – Puerto Montt – Puerto Varas – Frutillar – Ensenada – Parque Nacional Vincente Pérez Rosales – Petrohué – Lago Ranco – Playa Puerto Llifén – Panguipulli – Puerto Fuy – Huilo Huilo – Coñaripe – Termas Geométricas – Villarrica – Parco Nazionale Huerquehue – Pucón – Temuco – Puerto Saavedra – Lebu – Lota – San Pedro de la Paz – Concepción – Cobquecura – Constitucion – Parque Nacional Radal Siete Tazas – Curicó – Santa Cruz – Lolol – Santiago – Casablanca – Valparaíso – Viña del Mar – Valle Rio Hurtado – Morrillos – Vicuña – Pisco Elqui – Vicuña – La Serena – Coquimbo – Huasco– Parque Nacional Llanos de Challe – Puerto Viejo – Playa La Virgen – Cisne – Bahía Inglesa – Caldera – Mina San José – Copiapó – Parque National Nevado Tres Cruces – Laguna Santa Rosa – Salar de Maricunga – Laguna Verde – Paso San Francisco – Frontiera Cile/Argentina
Da Pargua prendiamo l’autostrada che però lasciamo una decina di km prima di Puerto Montt. La città ci dà una forte sensazione di disagio, dopo aver percorso centinaia e centinaia di chilometri in Patagonia – sia argentina che cilena – dove l’orologio sembra che si sia fermato alcuni decenni di anni fa, arrivati a Puerto Montt ci coglie la percezione di esserci rituffati a piedi pari nell’era moderna. La cittadina, capoluogo della Regione dei Laghi, è un centro commerciale industriale, un brulicare di persone indaffarate che vanno di fretta.
Raggiungiamo il lago Llanquihue e ci fermiamo prima a Puerto Varas, e in seguito a Frutillar, da dove si ha una bella vista sul vulcano Osorno. Frutillar fu fondata nel 1856 con l’arrivo delle prime famiglie di coloni tedeschi. Le prime costruzioni sorsero sulle rive del lago Llanquihue, e i coloni si dedicarono alle attività agricole e industriali come la macinazione, la conceria e la distillazione. Con l’arrivo della ferrovia nel 1907 fu costruita la stazione e intorno ad essa nacque il villaggio. La cittadina ospita il Teatro del Lagosur, un’imponente e bella costruzione moderna di fama internazionale con il tetto in rame, inaugurato nel 2010, è costato 25 mio di dollari e 12 anni di lavori. Purtroppo, oggi è in corso un’esercitazione per i casi d’emergenza e le visite sono sospese. Un altro fiore all’occhiello della cittadina è il Museo Histórico Alemán, considerato il miglior museo sul colonialismo tedesco della regione. Altra caratteristica tipica della cittadina sono le “Kuchen”: torte di ogni tipo in stile germanico che sono proposte in molti caffè e pasticcerie.
Ritorniamo sui nostri passi verso Puerto Varas per costeggiare il lago e dirigerci verso Ensenada, dove entriamo nel territorio del Parque Nacional Vincente Pérez Rosales, da cui si ha una bella vista sul vulcano Osorno. La strada termina alla ventosa Petrohué, che sorge sull’omonimo lago. Nella sosta per trascorrere la notte conosciamo una simpatica famiglia francese che ci dice che questa mattina la nave Grande America della Grimaldi (quella che ha trasportato il Nimbus a Montevideo) è affondata. Loro sono in contatto con due famiglie che hanno perso il camper. La notizia ci ha toccato parecchio, possiamo immaginare quale sia lo stato d’animo di chi ha visto affondare il proprio sogno.
Riprendiamo il giro del lago Llanquihe, passiamo il lago Rupanco e raggiungiamo Entre Lagos, sul lago Puyehue. Per festeggiare il compleanno di Renato, andiamo in officina a girare gli pneumatici e visitiamo l’“Auto Museum Moncopulli” dove sono esposte ca. 150 auto; 70 delle quali sono Studebacker. Raggiungiamo la cittadina di Lago Ranco, sull’omonimo lago. Sulla strada per la Playa Puerto Llifén, ci fermiamo a fotografare la cascata Saltos del Nilahue e, visto la presenza di tantissime belle more, le raccogliamo e facciamo una buona marmellata. Ci congediamo dal Lago Ranco e raggiungiamo quello di Panguipulli da dove ammiriamo la bella vista sul vulcano Mocho-Choshuenco. Proseguiamo sulla costa del lago e, su consiglio della signora dell’ufficio turistico andiamo a Puerto Fuy e acquistiamo il biglietto andata e ritorno per il traghetto che in un’ora e mezza percorre il lago Pirehueico. Rimaniamo però molto delusi dalla gita in quanto il piccolo traghetto ha solo dei posti all’interno, le finestre sono alte e per guardare il paesaggio bisogna alzarsi in piedi. Oltretutto questo stretto lago sinuoso offre sempre lo stesso panorama. Rientriamo a Puerto Fuy in tempo per visitare la parte della riserva Huilo Huilo dedicata all’allevamento del “Huemul meridionale” (una specie di cervo a rischio di estinzione). Fortunatamente arriviamo all’ora della “pappa” e possiamo vedere le dinamiche del gruppo: il maschio dominante ha un bel lavoro nel difendere dagli altri maschi le mangiatoie da dove le sue femmine si stanno cibando. Visitiamo poi il bel museo archeologico che, oltre ad un’immensa serie di pietre, propone anche molti oggetti delle popolazioni native cilene. La ciliegina sulla torta, che però non ha nulla a che vedere con il Cile, è una zanna di mastodonte preistorico, rinvenuta in Siberia e acquistata in Cina.
Per raggiungere Coñaripe decidiamo di prendere la strada sterrata che passa per Liquiñe. Dopo 13 km incontriamo un ponte in fase di ristrutturazione, o meglio stanno costruendo un nuovo ponte accanto al vecchio. La limitazione a 10t e un breve sguardo al vecchio ponte non ci fa nemmeno prendere in considerazione l’idea di attraversarlo. Ritorniamo così sui nostri passi, e a Coñaripe ci sistemiamo con un altro paio di camper al bordo del Lago Calafquén. Il giorno seguente è prevista una giornata di relax alle Termas Geométricas: 17 piscine di diverse temperature e un labirinto di passerelle rosse che passano in mezzo a un canyon dalla folta vegetazione attraversato da un torrente impetuoso. Il posto è molto particolare, peccato che manca il solito locale riscaldato per rilassarsi, leggere qualcosa e per cambiarsi. Lasciamo le terme e raggiungiamo Villarrica, dove ci sistemiamo al bordo dell’omonimo lago. Il lungolago è stato ricostruito dopo il terremoto che ha colpito Concepción nel 2010 e vanta una bella spiaggia artificiale di sabbia nera. Visitiamo il Parque Nacional Villarrica, gli ultimi 9 km per raggiungere la base del Vulcano Villarrica sono piuttosto sconnessi. Da qui, nonostante questo sia uno dei vulcani cileni più attivi (nel 2015 si è risvegliato brevemente e ha sputato lava fino a 3 km di altezza), partono anche gli impianti sciistici del piccolo comprensorio. Quando arriviamo, il vulcano è completamente coperto dalle nuvole, ma dopo qualche ora ci regala qualche spiraglio di vista. Siccome non si può rimanere a dormire, scendiamo fino all’ingresso del parco da dove parte un interessante sentiero interpretativo che si snoda tra la lava. Ora che siamo scesi, le nubi sono quasi scomparse e si può ammirare il vulcano fumante. Siccome la meteo per domani prevede una giornata soleggiata, decidiamo di raggiungere ancora in serata le porte del Parco Nazionale Huerquehue. Il giorno seguente percorriamo il bel Sendero Los Lagos. Ben 16 km di scarpinata. Poco dopo le 18h00 ci rimettiamo in viaggio e, dopo aver comprato un po’ di formaggio in una bancarella ben fornita, raggiungiamo il lungomare di Pucón. La bella cittadina di Pucón, grazie alla sua offerta di diverse attività sportive e alla bellezza della regione, in estate attira orde di turisti da tutto il mondo.
La città di Temuco segna il confine nord della Patagonia e noi andiamo al garage MAN con la speranza (invana) di montare le luci diurne.
La Patagonia
Una terra dagli spazi infiniti, dalla sconfinata pampa alle regioni montagnose, da zone aride a zone costellate di laghi, spesso flagellata dal vento, questa è la Patagonia. Pare che quando Magellano sbarcò su questa terra, si trovò confrontato con uomini di alta statura, con dei piedi molto grandi, per cui gli attribuì il nome di Patagoni (pata in spagnolo significa zampa) e così nacque la Patagonia. A volte si percorrono chilometri e chilometri di strada senza veder anima viva, e poi all’improvviso appare un gaucho a cavallo, vestito con i suoi abiti tradizionali. La regione è immensa, da nord a sud vi sono ca. 1’600 chilometri, da est a ovest c’è la Cordigliera Patagonica che traccia il confine tra Argentina e Cile. Al nostro arrivo nella Patagonia argentina, siamo accolti con un po’ di nevischio e siamo proprio nel bel mezzo dell’estate australe. Man mano che si scende verso l’Antartico, le temperature calano; ma quello che più ci disturba è il forte vento che generalmente soffia sempre dalla stessa direzione.
I ghiacciai hanno un forte impatto sul territorio. Ancora prima che arrivasse l’uomo sul continente, queste immense distese di ghiaccio hanno scavato e modellato questo luogo creando degli stupendi paesaggi. Non siamo nuovi a vedere dei ghiacciai, ma l’immensità e l’altezza del loro fronte ci impressiona. Inoltre, da noi i ghiacciai li troviamo sulle montagne qui invece sono presenti anche a basse quote, non è raro vedere queste lingue di ghiaccio gettarsi nell’oceano.
La lunga permanenza in Patagonia ha fatto crescere in noi la voglia di temperature più miti e il desiderio di passare qualche ora a crogiolarsi al sole. Raggiungiamo l’Oceano Pacifico a Puerto Saavedra. Il 22 di maggio del1960 alle 15h10 un terremoto di 9.5 gradi seguito dal maremoto con diverse onde tra cui una di 8 metri, ha fatto registrare 50 vittime e ha marcato la storia di questa cittadina. Fino a quel giorno, grazie alla sua posizione sull’estuario del Rio Imperial, era un’importante cittadina conosciuta soprattutto per la sua attività fluviale. Il terremoto, oltre ad aver distrutto il porto e gli stabilimenti, ha trasformato la sua geografia: il letto del fiume si è riempito di sedimenti e ha bloccato la via fluviale. La cittadina ha dovuto reinventarsi e ora sta puntando sul turismo. A febbraio di quest’anno è stata inaugurata la nuova “costanera” (lungomare), ubicata sul fiume.
Riprendiamo la strada e raggiungiamo Lebu. Per prima cosa andiamo al Mirador del Cerro La Cruz, dove si ha una bella vista su tutta la cittadina e poi visitiamo la Cuevas del Toro. Una signora vende il “Mote con huesillos”, una bibita/dessert cileno senz’alcool, composta da succo caramellato, semi di grano (frumento) e pesche disidratate.
Arriviamo a Lota, giusto in tempo per visitare la miniera Chiflón del Diablo (fischio del diavolo) che si ramifica sotto il fondo marino. La cittadina mineraria di Lota ha vissuto per quasi un secolo sull’estrazione del carbone di lignite. La miniera che dava lavoro a ca. 3’000 persone, è stata chiusa d’un giorno all’altro nel 1997; senza alcun preavviso i minatori si sono trovati senza lavoro gettando la popolazione in una spirale di povertà, droga e alcool. Parte della miniera è stata risanata e aperta al pubblico con delle visite molto interessanti ed emozionanti guidate da ex minatori. Sono quasi le 18 e siamo un po’ stanchi; anche se Lota non ci convince troppo decidiamo di passare la notte sull’immensa spiaggia. Un pick-up con una famiglia a bordo si ferma accanto al Nimbus. Iniziamo a chiacchierare e ci consigliano di non passare la notte a Lota, ma di spostarci a San Pedro de la Paz, dove abitano loro. Seguiamo il loro consiglio. Appena arrivati ci invitano all’Once: cenetta tipica cilena paragonato al nostro “caffè-latte”, generalmente a base di cibi freddi quali formaggio, prosciutto, torta salata, pane, burro, marmellata e torta. Il giorno seguente contraccambiamo l’invito cucinando la nostra pietanza tipica: risotto ai funghi.
Visitiamo Concepción, è una città affacciata al Rio Biobio, l’unico corso d’acqua navigabile in Cile. Con un vivace panorama musicale/artistico e la presenza di numerose facoltà universitarie, attira un grande numero di giovani. Passeggiamo nel centro e andiamo nel quartiere universitario, dove ci sarebbe piaciuto visitare la Pinacoteca che presenta un enorme murales ma purtroppo al lunedì è chiusa.
A Cobquecura andiamo a vedere la colonia di leoni marini, insediati sullo scoglio a ca. 200m dalla spiaggia dove, poco lontano sorge la Playa Iglesia de Piedra. Sul nostro cammino non manchiamo di visitare Los Arcos de Calán.
Proseguiamo lungo la strada costiera, notiamo che a pochi chilometri dalla costa splende il sole. Questo tratto di strada è caratterizzato da piantagioni di alberi e di fragole: ne compriamo 6 kg, sono incredibilmente buone e la marmellata sarà un successo. Raggiungiamo Constitucion e percorriamo la Ruta del Santuario: un tratto di strada di 3 km in cui vi sono delle bellissime conformazioni rocciose, su alcune delle quali vi sono anche i pellicani.
Lasciamo la costa per dirigerci nell’entroterra, dove incontriamo la famosa Tarantola rosa cilena. Una chicca per i viaggiatori in Cile è il Parque Nacional Radal Siete Tazas, una spettacolare serie di cascatelle e pozze naturali, una in fila all’altra, scavate dal fiume Claro nella nera roccia basaltica.
Visitiamo la bella Plaza des Armas di Curicó, che è praticamente l’unica cosa che è rimasta uguale dopo il terremoto che nel 2010 ha distrutto il 90% degli edifici storici. Quello che è rimasto della vecchia chiesa, e stato conglobato in quella nuova.
A Santa Cruz visitiamo il Museo Histórico de Colchagua che fa parte della fondazione del Signor Carlos Cardoen, personaggio molto controverso. Non può uscire dal paese poiché gli USA hanno spiccato un mandato di cattura per presunte vendite di armi al vecchio regime iracheno. Dopo aver passato quasi 5 ore nell’interessante museo, la prossima tappa è la sonnolenta Lolol, dove sono presenti piccoli edifici coloniali, tipici per le loro colonne in legno e con i tetti in terracotta.
Andiamo poi a visitare la Viña Santa Cruz, anche questa di proprietà di Cardoen. Questa nuova azienda vinicola di 900 ettari è orientata all’accoglienza dei turisti. Una piccola funivia ci porta in cima alla collina, dove oltre ad un semplice bar c’è anche un piccolo osservatorio astronomico. Inoltre, sono state create delle riproduzioni di villaggi indigeni, che attribuiscono anche il nome alla linea dei loro vini. In seguito, visitiamo il museo dell’auto che è sempre situato nello stesso comprensorio.
Il traffico ci preannuncia l’arrivo a Santiago, capitale con oltre 5,5 milioni di abitanti, situata a ridosso della Cordigliera delle Ande.
Giunti alla capitale Santiago, approfittiamo per far riparare il vetro del Nimbus che un sasso scagliato dal pneumatico di un bus aveva scheggiato. Dopodiché ci sistemiamo ai piedi del Cerro San Cristobal, che sarà la nostra base per la permanenza di alcuni giorni nella capitale. Oltre alle molte cose da visitare, siamo contenti di poter rivedere alcuni amici. La moto e i piedi in questi giorni saranno i nostri mezzi di trasporto.
Rimaniamo affascinati dal centro storico con la vivace Plaza de la Constitución, il Palacio de la Moneda, e altri bellissimi edifici. Visitiamo “La Chascona”: la casa in cui Pablo Neruda abitava segretamente con la sua amante Matilde Urrutia, in seguito divenuta sua moglie.
Abbiamo avuto la fortuna di passare una serata con i nostri amici Solange e José Luis al Ristorante Ocean Pacific’s, in cui i locali riproducono i diversi ambienti interni di navi e sottomarini. Purtroppo, questo ristorante-museo è bruciato 40 giorni dopo il nostro passaggio.
“Il museo della memoria” è molto impressionante: gli oggetti e i documenti esposti testimoniamo le terrificanti violazioni dei diritti umani e le sparizioni di persone che accaddero su vasta scala sotto la dittatura militare cilena di Pinochet tra il 1973 e il 1990.
Non manchiamo neanche la visita al centro Culturale Gabriela Mistral, dedicato alla poetessa cilena e prima donna sudamericana a ricevere il Premio Nobel per la letteratura.
Con la nostra moto percorriamo le stradine del Cerro San Cristobal: con i suoi 722 ettari questo è lo spazio verde più grande di Santiago. Al suo interno c’è una funicolare, una funivia, un giardino zoologico, due piscine e la bianchissima statua alta 14 m della Virgen de la Inmaculada Concepción.
Nel quartiere moderno, la “Gran Torre Santiago” è un grattacielo che con i suoi 63 piani, 24 ascensori e 300 m d’altezza, è il più alto in Sudamerica.
Prima di lasciare Santiago passiamo una bella serata con Jimena, Rolf e le loro due figlie Laura e Moira.
Ci fermiamo nei pressi di Casablanca, dove visitiamo Viña Emiliana. Quest’azienda si è specializzata nella produzione di vino biologico, di cui apprezziamo la linea Adobe, che riteniamo abbia un buon rapporto qualità prezzo.
A Valparaíso percorriamo parecchi chilometri a piedi, questa cittadina è famosa per i suoi bellissimi murales: pittoresca, poetica ma nello stesso tempo cadente. Nel passato, dopo l’arrivo dei conquistadores spagnoli, divenne un’importante cittadina portuale. Passiamo davanti al Museo Naval, dove tutti i mesi vi è una piccola protesta per far rimuovere la statua dell’ammiraglio José Toribio Merino, uno dei principali organizzatori del colpo di stato del 1973 e presidente della Giunta militare dal 1981 al 1990, nella struttura navale si praticava la tortura. Visitiamo poi la piazza e saliamo sui caratteristici Cerro Alegre e Concepción che generalmente sono serviti da funicolari a cremagliera… quando funzionano.
Più a nord, la turistica e rinomata cittadina di Viña del Mar presenta una costa di una ventina di chilometri, senz’altro bella ma, a nostro avviso, troppo costruita, con palazzi di una quindicina di piani, che poi fortunatamente allontanandosi dal centro diventano meno presenti. Visto il cielo coperto, decidiamo di non soffermarci sulla costa ma di procedere verso nord.
Percorriamo la Valle del Rio Hurtado, dove a Morrillos troviamo la famiglia svizzera di Maja e Gerhard che con le loro figlie Valentina, Enrica e Floriana si sono trasferiti da 7 anni in Cile. Con loro partecipiamo alla festa della vendemmia che si tiene nel villaggio vicino, a Seròn. A poche centinaia di metri dalla loro tenuta, vi è l’Hacienda Los Andes che ospita un osservatorio astronomico. La levataccia alle 3 di mattina è stata ripagata dalla bellezza del cielo stellato e della visione di Saturno.
Salutiamo i nostri amici che rivedremo tra poco più di un mese poiché ci hanno offerto la possibilità di lasciare il veicolo nella loro proprietà durante il periodo del nostro rientro in Ticino.
Percorriamo i 45 km di strada sterrata scenografica che passa da Rio Hurtado e che sale al passo a 2000 m s.l.m. per poi scendere lungo la Valle di Limarí fino a raggiungere Vicuña. Percorriamo di seguito la Valle dell’Elqui, cuore della produzione cilena di pisco e famosa per i suoi osservatori, fino a raggiungere il paesino di Pisco Elqui. Ritorniamo sui nostri passi e all’entrata di Vicuña visitiamo la piccola Pisqueria Aba, a conduzione familiare e attiva dal 1921. In città troviamo il museo dedicato a Garbriela Mistral ma purtroppo è chiuso.
Ci rimettiamo in viaggio e, passando per il lungomare di La Serena, raggiungiamo Coquimbo dove siamo invitati dai nostri amici Marcela e Marco. Molto gentilmente ci accompagnano nella visita delle due cittadine e ci offrono una simpatica escursione sul galeone La Habana.
Prendiamo la R5 verso nord che si arrampica attraverso un bel paesaggio desertico e montuoso, a Vallenar andiamo a ovest fino a raggiungere l’oceano a Huasco, per continuare in seguito sulla strada che costeggia l’Oceano verso nord. Raggiungiamo il Parque Nacional Llanos de Challe.
Risaliamo la bella strada costiera, e arriviamo a Puerto Viejo dove spopolano le spartane casette di vacanza abusive. Il villaggio è deserto, è bassa stagione. Prendiamo il bivio verso sud che ci porta sul plateau della bellissima Playa Puerto Viejo Sur da dove si gode di una splendida vista. Proseguiamo lungo la pista fino ad arrivare alla famosa Playa La Virgen, considerata una delle più belle in Cile.
Continuiamo a risalire la costa e vediamo la Isla Grande de Atacama e ci godiamo una pausa nella bellissima Caleta Cisne, ubicata proprio davanti all’isola. Arriviamo nella Bahía Inglesa, e visitiamo il bel Parque Paleontológico Los Dedos in cui si possono ammirare la riproduzione di diversi animali preistorici e il cui sottosuolo è ancora ricchissimo di reperti (denti di squalo, ossa di balene, ecc.). Percorriamo ancora qualche chilometro e raggiungiamo Caldera che durante il boom delle attività minerarie del XIX secolo era il secondo porto per grandezza del Cile e oggi è diventata la meta di vacanza di molti cileni. Oltre alla piazza visitiamo il Centro Cultural Estación Caldera: un edificio costruito nel 1850 che fu il capolinea della prima ferrovia del Sudamerica, oggi ospita uno spazio espositivo.
Lasciamo nuovamente la costa e imbocchiamo la C-301, una strada pavimentata con una miscela di terra e sale, che si snoda a est in un bel paesaggio desertico fatto di dune e montagne. Raggiungiamo la Mina San José, nota più comunemente come Los 33 de Atacama, dove a fare da guida troviamo uno dei 33 minatori e suo figlio. Il 5 agosto del 2010 vi fu un crollo e 33 minatori rimasero intrappolarti a 600 m di profondità. Furono fatti oltre 20 perforazioni e al 17esimo giorno una di queste raggiunse i minatori e si ebbe la certezza che tutti erano vivi. Ci vollero però altri 52 giorni per riportarli tutti sani e salvi in superficie. Fu un fatto molto mediatizzato ma quando i giornali e le televisioni di tutto il mondo smisero di parlarne, i minatori furono dimenticati. Questo fatto sicuramente non aiutò i minatori che non hanno mai superato completamente questo trauma. C’è chi si è suicidato, chi si è buttato nell’alcool, chi soffre di attacchi di panico e chi ha degl’incubi.
Ci rimettiamo in viaggio e raggiungiamo la cittadina di Copiapó dove approfittiamo per fare rifornimento di viveri, acqua e carburante.
Da lì imbocchiamo la C17 che ci porta verso il passo San Francisco e vediamo il segnale che ci indica che il prossimo distributore si trova a 440 km! Questi chilometri sono tutti molto panoramici e in salita; visto che dovremo raggiungere i 4700 m s.l.m. è importantissimo acclimatarsi piano piano all’altitudine. Ci fermiamo in una larga valle attorniata di montagne di color rosa e, quando ormai il sole sta per calare, arrivano Irmi e Peter Müller di Monaco, viaggiatori di lunga data. C’è subito un bel feeling e così decidiamo di fermarci un giorno in più e di fare il possibile per rivederci a metà maggio a San Pedro de Atacama. Proseguiamo sul bellissimo tratto panoramico e prendiamo la pista a serpentina che passa attraverso il Parque National Nevado Tres Cruces e che in pochi chilometri ci porta a 4000 m s.l.m. per poi ridiscendere sull’altipiano a 3800 m. All’interno del parco vi è la bellissima Laguna Santa Rosa, dove in estate i fenicotteri la fanno da padrone. In seguito, continuando il nostro viaggio, raggiungiamo la dogana cilena. In pochi minuti sbrighiamo le pratiche doganali. Se non fosse stato per l’aria rarefatta che incontriamo a quest’altitudine (che a Gloria causa mal di testa) saremmo sicuramente rimasti un giorno sulla riva della laguna Salar de Maricunga, in questa stagione la temperatura notturna scende a -10°C. Ripercorriamo a ritroso i 10 km e proseguiamo in direzione della dogana argentina che si trova a 130 km di distanza. La strada non presenta tornanti ma sale costantemente, così come il consumo del Nimbus che, oltre alla salita, deve fare i conti con l’aria rarefatta. A 4300 m s.l.m. raggiungiamo la ventosa Laguna Verde che, anche se bella, non soddisfa le nostre aspettative, specialmente per il forte vento. Continuiamo e a 4748 m s.l.m. raggiungiamo il Paso San Francisco che delimita il confine tra Cile e Argentina. Da quest’altezza i vulcani che costellano i dintorni e superano i 6000 m non sembrano neanche così alti.
Qui spostiamo le lancette avanti di un’ora. Dopo 20 km di discesa, a 4000 m s.l.m. troviamo la dogana Argentina; le pratiche doganali sono veloci e non ci chiedono neppure se abbiamo con noi frutta e verdura. Percorriamo un’altra cinquantina di chilometri e, visto che il sole sta per tramontare, ci sistemiamo per la notte a poco più di 3600 m s.l.m. Da Copiapò la strada è veramente panoramica, possiamo definire il passo San Francisco il più bello di tutti quelli da noi valicati.
Parte 1a:
Dal 15 febbraio al 10 marzo 2019 km 1541
Frontiera Cile Cico – Frontiera Cilena Cile Cico – Fachinal – Puerto Guadal – Confluenza del Rio Baker con il Rio Neff – Puerto Marmol (Bahia Manza) – Villa Cerro Castillo – Coyhaique – Puerto Aisén – PN Queulat e il ghiacciaio Ventisquero – Puyuhuapi – Villa Vanguardia – Villa Lucia – Parque Pumalín – Chaitén – Playa di Santa Barbara – Isola di Chiloé
Frontiera Cilena Cile Cico – Fachinal – Puerto Guadal – Confluenza del Rio Baker con il Rio Neff – Puerto Marmol (Bahia Manza)
Eseguiamo le pratiche doganali cilene che si svolgono celermente. Sappiamo che frutta e verdura non si possono importare, e siamo stupiti quando ci sequestrano le arachidi salate, le prugne secche e il miele (che tra l’altro è di origine cilena). Comunque il personale di frontiera è gentilissimo e il nostro formaggio dell’alpe è salvo.
Dopo pochi chilometri siamo nel grazioso paesino di Chile Chico, dove ristabiliamo la cambusa. Iniziamo a percorrere la strada che scorre lungo il Lago General Carrera che dalla parte Argentina si chiama Buenos Aires. I panorami sono mozzafiato e la laguna Verde è splendida. Facciamo una tappa a Fachinal, luogo incantevole anche se soffia un forte vento. A Puerto Guadal trascorriamo una giornata in compagnia di altri camperisti ed in seguito raggiungiamo il bivio con la Carretera Austral (Ruta 7) .
La Carretera Austral: iniziata nel 1976, quando il Cile era sotto la dittatura di Pinochet, per collegare le zone remote del sud con il resto del Paese, parte da Villa O’Higgins per terminare con il suo percorso di ca. 1’240 km a Puerto Montt. Da subito è diventata una pista leggendaria, per la bellezza dei paesaggi che la costeggiano ma specialmente perché attraversa zone selvagge e impervie, foreste secolari, fattorie di pionieri, fiumi dalle acque color turchese, ghiacciai e fiordi. Oggi è in parte asfaltata, ma in alcuni punti ancora non c’è la strada per cui è indispensabile prendere il traghetto. Le frane e la caduta di massi sono frequenti, specialmente in caso di forti piogge. Ne percorreremo una gran parte dirigendoci dapprima verso sud per una trentina di chilometri, in altre parole fino a raggiungere la confluenza del Rio Baker (fiume più possente del Cile) con il Rio Neff, alimentato dal ghiacciaio. Questo incontro crea a un turbine di colori che vanno dal verde menta al blu elettrico. Ripercorriamo il tratto a ritroso, facciamo uno scatto fotografico a Puerto Bertrand, ammiriamo nuovamente l’azzurro dell’omonimo lago e ci facciamo ammaliare dalla bellissima vista del Lago Negro con alle spalle il Lago General Carrera.
Costeggiamo verso nord quest’ultimo e prendiamo il bivio che porta a Puerto Marmol (Bahia Manza). Il chilometro di strada che scende alla baia è molto ripido e i posti per incrociare sono pochi. Non c’è molto traffico per cui non abbiamo problemi. Sulla stradina però incontriamo una coppia che, per permettere l’incrocio a un’altra auto, è scesa nel solco dell’acqua. Il pronto intervento del Nimbus è stato ben apprezzato. Approfittiamo di un’occhiata di sole per fare un giro in barca alla Capilla de Mármol, il tour è durato un’oretta, e purtroppo il sole non sempre era presente. Le grotte di marmo e le formazioni geologiche simili a sculture che emergono dal Lago General Carrera sono di rara bellezza. Le diverse stratificazioni di marmo con il lavoro d’erosione dell’acqua e del vento hanno creato un gioco di colori degno di un maestro pittore.
Villa Cerro Castillo – Coyhaique – Puerto Aisén – PN Queulat e il ghiacciaio Ventisquero
Dopo due settimane di piste polverose e settecento chilometri percorsi intravediamo le guglie basaltiche della montagna che sovrasta Villa Cerro Castillo e che richiamano la forma di un castello. Qui visitiamo la prima scuola della regione, fondata solamente nel 1953, ora trasformata in museo, e quello che rimane della Cueva de las Manos.
Da qui, per 50 chilometri, la Carretera Austral passa attraverso la Reserva Nacional Cerro Castillo che offre una vista mozzafiato sulle montagne dalle mille sfumature di color marrone. Nella zona dell’Aisén s’intercalano foreste pluviali e pascoli per l’allevamento del bestiame.
Giungendo a Coyhaique si ha la sensazione di essere ritornati nell’era moderna; infatti, è un centro nevralgico e fulcro regionale. Noi ne approfittiamo per degustare la cucina tipica (a Gloria viene servita la solita insalata!).
A Puerto Aisén vediamo i primi insediamenti di case nuove “fatte con lo stampino”.
Più avanti, la Carretera Austral passa attraverso il Parque Nacional Queulat. È particolare il tratto che in 5 km conta 17 tornati irregolari e passa da un dislivello di 500 m s.l.m. a 140 m per raggiungere in seguito l’Oceano Pacifico. Entriamo nel PN Queulat, attraversiamo il Rio Ventisquereo e seguiamo il sentiero fangoso di 3.3 km che si snoda tra fitte foreste di felci e faggi australi lungo la cresta morenica sulla sponda nord del fiume. Dopo due orette raggiungiamo il Mirador del ghiacciaio Ventisquero. Sulla via del ritorno incontriamo un bellissimo Carpintero Gigante che, incurante della nostra presenza, martella un albero. Ci sistemiamo per la notte al Dolphin Spot dove, oltre ai delfini e un bel tramonto, incontriamo una coppia di ciclisti belgi, Dolphin e Charl-Hanry. Poco dopo arriva anche Joselin, ciclista statunitense che viaggia da sola. Li invitiamo a unirsi a noi per la cena: un’enorme insalata, risotto ai funghi, formaggio dell’alpe, camembert cileno e biscotti, il tutto innaffiato con due bottiglie di rosso ha fatto la gioia dei nostri ospiti affamati. Molti ciclisti intrepidi sfidano la Carretera Austral: il percorso è molto duro, per i numerosi sali scendi e il fondo stradale sconnesso che a tratti è composto da un pesante ghiaione. Lunghe tappe senza infrastrutture, obbligano i ciclisti a viaggiare con tutto l’occorrente per mangiare e dormire.
Puyuhuapi – Villa Vanguardia – Villa Lucia – Parque Pumalín – Chaitén – Playa di Santa Barbara
Ci spostiamo di una ventina di chilometri e andiamo nelle Termas del Ventisquero, dove ci godiamo qualche ora di riposo e facciamo il nostro primo bagno in un fiordo del Pacifico (temp. acqua 11°C). Lì conosciamo una simpatica famiglia di Santiago (Marcela, Marco e la figlia Carol), anche loro in giro con un furgoncino di lavoro convertito per l’occasione in un camper.
Breve tappa a Puyuhuapi, un villaggio fondato nel 1935 da quattro immigrati tedeschi che si ampliò anche grazie all’opera di lavoratori tessili provenienti da Chiloé, la cui esperienza nel 1947 portò al successo la fabbrica tedesca di tappeti. Prima di rimetterci in viaggio fotografiamo Casa Ludwig, un elegante edificio di cinque piani costruito tra il 1953 e il 1960, e che nel 2009 fu dichiarato Monumento storico.
A Villa Vanguardia ci fermiamo per trascorrere la notte e l’indomani scopriamo che questo piccolo nucleo di case è sorto 35 anni fa, e cioè quando venne costruita la Carretera Austral; a prima vista sembra un paese fantasma. Dopo una passeggiata nei dintorni per acquistare uova nostrane, ci rimettiamo in marcia e arriviamo a Villa Lucia, un paesino fondato nel 1982 anch’esso grazie all’arrivo della Carretera Austral, che conta 150 abitanti. Nel maggio del 2008, quando vi è stata l’eruzione del Vulcano Chaitén, Villa Lucia ospitava oltre alle tante persone che furono evacuate da Chaitén, il quartiere generale delle operazioni. Il 16 dicembre del 2017 una frana di fango, originata dalle intense precipitazioni e dal cedimento di un ghiacciaio, ha trascinato via 28 abitazioni e ucciso 22 persone. A oltre un anno dall’evento, rimaniamo impressionati dai notevoli danni ancora visibili di questo disastro.
Arriviamo all’entrata sud del Parque Pumalín (settore Amarillo) e percorriamo i 4 km del Sendero interpretativo Ranita de Darwin. Anche qui non mancano le piante di Nalca, con le loro gigantesche foglie.
Raggiungiamo poi Chaitén e andiamo a visitare il sito storico in cui si possono ancora vedere – su alcune case – le conseguenze dell’eruzione del vulcano Chaitén. Fino al 2 maggio del 2008, nessuno più lo considerava un vero vulcano, fino a quando sparò in aria una colonna di ceneri e fumo alta ben 20 km che durò un mese. La prima settimana il vulcano eruttò una tale quantità di lava e di cenere che ha provocato inondazioni e notevoli danni a strade, ponti e alle abitazioni. Il villaggio ha ancora un’aria triste e desolata. Per vedere da vicino il vulcano Chaitén, imbocchiamo il sentiero che in 2,2 km e 600 m di dislivello ci porta di fronte al cratere. Il tratto inferiore del sentiero è ricco di una fitta vegetazione, e poi sale tra colate piroclastiche e foreste mummificate dal calore e arriva al settore più alto, arido ma molto spettacolare. Ad aspettarci alla sommità, il cratere fumante, dopo cinque minuti ci troviamo avvolti da una densa nebbia che rende il luogo ancora più suggestivo.
Trascorriamo alcuni giorni nella bella Playa di Santa Barbara, paradiso dei campeggiatori e camperisti, che vanta due bellissime spiagge di sabbia nera.
Dal porto di Chaitén, in compagnia di altri equipaggi di camperisti, attendiamo il Ferry che ci porta in poco più di 4 ore a Quellon, un villaggio a sud est dell’Isola Chiloé.
L’isola di Chiloé
Il Cile è talmente lungo che l’isola di Chiloé sembra piccola ma, in effetti, con la sua lunghezza di 180 km è la quinta isola del continente per estensione. Gli spagnoli presero possesso dell’isola nel 1567. Dopo essere stato l’ultimo territorio spagnolo in America, l’isola di Chiloé fu incorporata nella Repubblica del Cile con il “Trattato di Tantauco” il 19 di gennaio del 1826. Domenica 22 maggio del 1960 alle ore 15 e11il sud del Cile fu scosso da un terribile terremoto di magnitudo 9,5 sulla scala Richter, il più alto registrato a livello mondiale. La terra tremò per ben cinque minuti e tre tsunami, oltre a causare un alto numero di vittime, distrussero un gran numero d’abitazioni e infrastrutture.
L’architettura tipica dell’isola consiste nelle costruzioni delle case in legno rivestite con le scandole (assicelle di legno di larice); altri edifici abitativi di particolare interesse sono le palafitte, case tipiche dei pescatori costruite su dei pali e ubicate a bordo mare. Sicuramente però, le numerose chiese tipiche, fatte costruire dai Gesuiti e dai Francescani che approdarono sull’isola nel 1608 lasciano un’impronta indelebile nella mente dei visitatori. Nell’arcipelago vi sono ben 16 chiese dichiarate Patrimonio dell’Umanità dall’UNESCO. Chiloé è singolare anche per la mitologia basata su navi fantasma, gnomi che escono dalla foresta, stregoneria e leggende che permeano le menti dei locali. La vegetazione, grazie alle frequenti e abbondanti piogge, è fitta e rigogliosa. Percorrendo i sentieri, le piante sembrano volersi riappropriare dello spazio che l’essere umano gli ha portato via.
Gli allevamenti di salmone
Il Cile, dopo la Norvegia, è il secondo produttore mondiale di salmone e una gran parte proviene dalle coste dell’isola Chiloé. L’allevamento è iniziato già un secolo fa ma verso la metà degli anni ottanta, con l’introduzione delle gabbie a immersione, c’è stato un forte incremento. Nel 2006, il salmone costituiva – dopo il rame e il molibdeno – il terzo prodotto d’esportazione. Nel corso del 2007 però, la produzione cilena è stata colpita da un’epidemia di anemia infettiva del salmone e la produzione è passata dalle 400’000 ton del 2005 alle 100’000 nel 2010, complice anche la crisi economica del 2008. In effetti, alcune avvisaglie dell’inquinamento prodotto da allevamenti intensivi (avanzi di mangimi, eccessiva produzione di feci e smodato utilizzo di antibiotici), avevano già prodotto numerose proteste da parte di ambientalisti. Nel 2014, con 4 miliardi di fatturato, l’esportazione del salmone ha preso il secondo posto, grazie anche alla forte domanda da parte del Brasile. Tuttavia, sembra che siano somministrate delle dosi di antibiotici che ad esempio negli Stati Uniti sono proibiti.
Quellon – Cucao – Rahue (Muelle de las Almas) – Chonchi – Nercón – Castro – Dalcahue – Tenaún – Laguna Popetan
Giunti a Quellon, percorriamo ancora un paio di chilometri verso sud e arriviamo al monumento che indica il “Chilometro zero” di una delle più lunghe strade del mondo, alcuni dicono 21’000 km, altri 1’000 km in più: la Panamericana che dall’altro capo termina in Alaska, nota in Cile anche come Ruta 5. Dopo la foto d’obbligo la percorriamo verso nord per una settantina di km per poi andare a ovest su una strada che passa attraverso una foresta molto fitta e sbocca sul mare a Cucao.
A Rahue, 2.5 km prima dell’inizio del sentiero per Muelle de las Almas, un ponte con limitazione 8t ci obbliga a parcheggiare. Con tanto di equipaggiamento da pioggia percorriamo a piedi la strada e poi i 2 km di sentiero, a tratti scivoloso per il fango, fino a raggiungere un mirador su una colonia di foche, che però si vedono da molto lontano.
Ritorniamo sui nostri passi e andiamo nella parte est dell’isola dove le acque dell’oceano Pacifico sono calme in quanto riparate dall’arcipelago delle tante isolette. Facciamo una piacevole tappa a Chonchi: un villaggio affacciato al mare con numerose case tipiche antiche e ben conservate. Visitiamo un piccolo museo e la Iglesia Nuestra Señora del Rosario. La seconda che visitiamo, solo dall’esterno poiché chiusa, è l’Iglesia Nuestra Señora de Gracia che si trova nel piccolo paesino di Nercón, a 4 chilometri da Castro.
Ci fermiamo poi al mirador all’entrata di Castro da dove si gode di una bella vista sulle casette dei pescatori costruite sulle palafitte. Castro fu fondata nel 1567, è il capoluogo dell’isola. Distrutta per ben sei volte da pirati, terremoti e incendi, è un brulicare di gente indaffarata. In fondo ad un fiordo, si specchiano nel mare gli ultimi palafitos. La marea, infatti, può raggiungere i 7 m. Visitiamo la città di Castro e anche qui dobbiamo accontentarci di guardare la “Iglesia San Francisco” solo dall’esterno.
Dalcahue ci stupisce per la bellezza del paesino, un bell’esempio di come la mano di un abile architetto possa ridisegnare il lungomare di questa cittadina con i pescherecci che le fanno da cornice. Acquistiamo qualche prodotto nostrano e poi visitiamo, solo dall’esterno poiché anch’esse chiuse, l’Iglesia Nuestra Señora de los Dolores e di seguito la Iglesia Nuestra Señora del Patrocini, nel piccolissimo villaggio di Tenaún. Passiamo una giornata piovosa alla Laguna Popetan e alla sera ci gustiamo le tipiche patate chilote dai diversi colori.
Ancud – Caleta Puñihuil – Chacao
Sotto la pioggia battente arriviamo ad Ancud, la seconda cittadina per importanza dell’isola, fu fondata nel 1767 per proteggere le navi dirette a capo Horn dai pirati. Aspettiamo il bel tempo e visitiamo il Forte S. Antonio, ultimo avamposto spagnolo in Cile, e poi il Museo Regional che, oltre a ripercorrere la storia dell’isola e mostrare diverse foto del terremoto del 1960, espone la riproduzione a grandezza naturale del vascello Ancud, che nel 1843 navigò nei pericolosi fiordi dello Stretto di Magellano per rivendicare al Cile i suoi territori più meridionali. Non ci lasciamo sfuggire neppure il bel Museo Bomberil e poi una meritata pausa al ristorante, dove chi è vegetariano solamente “Part Time”, prova il piatto forte della cucina di Chiloé: il curanto. Questo piatto è tradizionalmente preparato riscaldando alcune pietre disposte in una buca nel terreno finché non crepitano, per poi mettervi direttamente sopra frutti di mare, carne di maiale e di pollo, seguiti dalle enormi foglie di nalca e stoffe umide. Poi la montagnola è coperta di terra ed erba e lasciata cuocere lentamente per quasi due ore. Questo piatto è ancora preparato secondo la tradizione in occasione di feste e chiamato Curanto al hoyo. Nei ristoranti cambia il modo di cottura, ma gli ingredienti sono gli stessi, così come la quantità immensa di cibo che è servita. Terminiamo la giornata culturale con una tappa al Centro de Visitantes Immaculada Concepción ospitato nell’ex convento. Vi sono custoditi i modelli lignei in scala di tutte le 16 chiese che fanno parte del Patrimonio dell’Umanità, e di ognuna si può ammirare anche gli interni.
Splende il sole anche oggi, perciò per prima cosa andiamo nella bella Caleta Puñihuil e, con una barca andiamo a vedere i pinguini Humboldt e quelli Magallanes che ogni anno, in questo periodo, vengono sulle sponde delle isolette a deporre le uova. Purtroppo si vedono un po’ da lontano. Prima di andare a Chacao a prendere il traghetto che in una mezzoretta ci porta al porto di Pargua passiamo qualche giorno nella bellissima Playa Lechagua.
Addio Chiloé, bella l’isola ma la meteo non è sempre magnanima.














































































































































































































































































































































































































































































































































































































































































































