Cile 2019

Dal 15 febbraio al 10 marzo 2019 km 1541

 Frontiera Cile Cico – Frontiera Cilena Cile Cico – Fachinal – Puerto Guadal – Confluenza del Rio Baker con il Rio Neff – Puerto Marmol (Bahia Manza) – Villa Cerro Castillo – Coyhaique – Puerto Aisén – PN Queulat e il ghiacciaio Ventisquero – Puyuhuapi – Villa Vanguardia – Villa Lucia – Parque Pumalín – Chaitén – Playa di Santa Barbara – Isola di Chiloé

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Frontiera Cilena Cile Cico – Fachinal – Puerto Guadal – Confluenza del Rio Baker con il Rio Neff – Puerto Marmol (Bahia Manza)
Eseguiamo le pratiche doganali cilene che si svolgono celermente. Sappiamo che frutta e verdura non si possono importare, e siamo stupiti quando ci sequestrano le arachidi salate, le prugne secche e il miele (che tra l’altro è di origine cilena). Comunque il personale di frontiera è gentilissimo e il nostro formaggio dell’alpe è salvo.
Dopo pochi chilometri siamo nel grazioso paesino di Chile Chico, dove ristabiliamo la cambusa. Iniziamo a percorrere la strada che scorre lungo il Lago General Carrera che dalla parte Argentina si chiama Buenos Aires. I panorami sono mozzafiato e la laguna Verde è splendida. Facciamo una tappa a Fachinal, luogo incantevole anche se soffia un forte vento. A Puerto Guadal trascorriamo una giornata in compagnia di altri camperisti ed in seguito raggiungiamo il bivio con la Carretera Austral (Ruta 7) .
La Carretera Austral: iniziata nel 1976, quando il Cile era sotto la dittatura di Pinochet, per collegare le zone remote del sud con il resto del Paese, parte da Villa O’Higgins per terminare con il suo percorso di ca. 1’240 km a Puerto Montt. Da subito è diventata una pista leggendaria, per la bellezza dei paesaggi che la costeggiano ma specialmente perché attraversa zone selvagge e impervie, foreste secolari, fattorie di pionieri, fiumi dalle acque color turchese, ghiacciai e fiordi.  Oggi è in parte asfaltata, ma in alcuni punti ancora non c’è la strada per cui è indispensabile prendere il traghetto. Le frane e la caduta di massi sono frequenti, specialmente in caso di forti piogge. Ne percorreremo una gran parte dirigendoci dapprima verso sud per una trentina di chilometri, in altre parole fino a raggiungere la confluenza del Rio Baker (fiume più possente del Cile) con il Rio Neff, alimentato dal ghiacciaio. Questo incontro crea a un turbine di colori che vanno dal verde menta al blu elettrico. Ripercorriamo il tratto a ritroso, facciamo uno scatto fotografico a Puerto Bertrand, ammiriamo nuovamente l’azzurro dell’omonimo lago e ci facciamo ammaliare dalla bellissima vista del Lago Negro con alle spalle il Lago General Carrera.
Costeggiamo verso nord quest’ultimo e prendiamo il bivio che porta a Puerto Marmol (Bahia Manza). Il chilometro di strada che scende alla baia è molto ripido e i posti per incrociare sono pochi. Non c’è molto traffico per cui non abbiamo problemi. Sulla stradina però incontriamo una coppia che, per permettere l’incrocio a un’altra auto, è scesa nel solco dell’acqua. Il pronto intervento del Nimbus è stato ben apprezzato. Approfittiamo di un’occhiata di sole per fare un giro in barca alla Capilla de Mármol, il tour è durato un’oretta, e purtroppo il sole non sempre era presente. Le grotte di marmo e le formazioni geologiche simili a sculture che emergono dal Lago General Carrera sono di rara bellezza. Le diverse stratificazioni di marmo con il lavoro d’erosione dell’acqua e del vento hanno creato un gioco di colori degno di un maestro pittore.

Villa Cerro Castillo – Coyhaique – Puerto Aisén – PN Queulat e il ghiacciaio Ventisquero
Dopo due settimane di piste polverose e settecento chilometri percorsi intravediamo le guglie basaltiche della montagna che sovrasta Villa Cerro Castillo e che richiamano la forma di un castello. Qui visitiamo la prima scuola della regione, fondata solamente nel 1953, ora trasformata in museo, e quello che rimane della Cueva de las Manos.
Da qui, per 50 chilometri, la Carretera Austral passa attraverso la Reserva Nacional Cerro Castillo che offre una vista mozzafiato sulle montagne dalle mille sfumature di color marrone. Nella zona dell’Aisén s’intercalano foreste pluviali e pascoli per l’allevamento del bestiame.
Giungendo a Coyhaique si ha la sensazione di essere ritornati nell’era moderna; infatti, è un centro nevralgico e fulcro regionale. Noi ne approfittiamo per degustare la cucina tipica (a Gloria viene servita la solita insalata!).
A Puerto Aisén vediamo i primi insediamenti di case nuove “fatte con lo stampino”.
Più avanti, la Carretera Austral passa attraverso il Parque Nacional Queulat. È particolare il tratto che in 5 km conta 17 tornati irregolari e passa da un dislivello di 500 m s.l.m. a 140 m per raggiungere in seguito l’Oceano Pacifico. Entriamo nel PN Queulat, attraversiamo il Rio Ventisquereo e seguiamo il sentiero fangoso di 3.3 km che si snoda tra fitte foreste di felci e faggi australi lungo la cresta morenica sulla sponda nord del fiume. Dopo due orette raggiungiamo il Mirador del ghiacciaio Ventisquero. Sulla via del ritorno incontriamo un bellissimo Carpintero Gigante che, incurante della nostra presenza, martella un albero. Ci sistemiamo per la notte al Dolphin Spot dove, oltre ai delfini e un bel tramonto, incontriamo una coppia di ciclisti belgi, Dolphin e Charl-Hanry. Poco dopo arriva anche Joselin, ciclista statunitense che viaggia da sola. Li invitiamo a unirsi a noi per la cena: un’enorme insalata, risotto ai funghi, formaggio dell’alpe, camembert cileno e biscotti, il tutto innaffiato con due bottiglie di rosso ha fatto la gioia dei nostri ospiti affamati. Molti ciclisti intrepidi sfidano la Carretera Austral: il percorso è molto duro, per i numerosi sali scendi e il fondo stradale sconnesso che a tratti è composto da un pesante ghiaione.  Lunghe tappe senza infrastrutture, obbligano i ciclisti a viaggiare con tutto l’occorrente per mangiare e dormire.

Puyuhuapi – Villa Vanguardia – Villa Lucia –  Parque Pumalín – Chaitén – Playa di Santa Barbara
Ci spostiamo di una ventina di chilometri e andiamo nelle Termas del Ventisquero, dove ci godiamo qualche ora di riposo e facciamo il nostro primo bagno in un fiordo del Pacifico (temp. acqua 11°C). Lì conosciamo una simpatica famiglia di Santiago (Marcela, Marco e la figlia Carol), anche loro in giro con un furgoncino di lavoro convertito per l’occasione in un camper.
Breve tappa a Puyuhuapi, un villaggio fondato nel 1935 da quattro immigrati tedeschi che si ampliò anche grazie all’opera di lavoratori tessili provenienti da Chiloé, la cui esperienza nel 1947 portò al successo la fabbrica tedesca di tappeti. Prima di rimetterci in viaggio fotografiamo Casa Ludwig, un elegante edificio di cinque piani costruito tra il 1953 e il 1960, e che nel 2009 fu dichiarato Monumento storico.
A Villa Vanguardia ci fermiamo per trascorrere la notte e l’indomani scopriamo che questo piccolo nucleo di case è sorto 35 anni fa, e cioè quando venne costruita la Carretera Austral; a prima vista sembra un paese fantasma. Dopo una passeggiata nei dintorni per acquistare uova nostrane, ci rimettiamo in marcia e arriviamo a Villa Lucia, un paesino fondato nel 1982 anch’esso grazie all’arrivo della Carretera Austral, che conta 150 abitanti. Nel maggio del 2008, quando vi è stata l’eruzione del Vulcano Chaitén, Villa Lucia ospitava oltre alle tante persone che furono evacuate da Chaitén, il quartiere generale delle operazioni. Il 16 dicembre del 2017 una frana di fango, originata dalle intense precipitazioni e dal cedimento di un ghiacciaio, ha trascinato via 28 abitazioni e ucciso 22 persone. A oltre un anno dall’evento, rimaniamo impressionati dai notevoli danni ancora visibili di questo disastro.
Arriviamo all’entrata sud del Parque Pumalín (settore Amarillo) e percorriamo i 4 km del Sendero interpretativo Ranita de Darwin. Anche qui non mancano le piante di Nalca, con le loro gigantesche foglie.
Raggiungiamo poi Chaitén e andiamo a visitare il sito storico in cui si possono ancora vedere – su alcune case – le conseguenze dell’eruzione del vulcano Chaitén. Fino al 2 maggio del 2008, nessuno più lo considerava un vero vulcano, fino a quando sparò in aria una colonna di ceneri e fumo alta ben 20 km che durò un mese. La prima settimana il vulcano eruttò una tale quantità di lava e di cenere che ha provocato inondazioni e notevoli danni a strade, ponti e alle abitazioni. Il villaggio ha ancora un’aria triste e desolata. Per vedere da vicino il vulcano Chaitén, imbocchiamo il sentiero che in 2,2 km e 600 m di dislivello ci porta di fronte al cratere. Il tratto inferiore del sentiero è ricco di una fitta vegetazione, e poi sale tra colate piroclastiche e foreste mummificate dal calore e arriva al settore più alto, arido ma molto spettacolare. Ad aspettarci alla sommità, il cratere fumante, dopo cinque minuti ci troviamo avvolti da una densa nebbia che rende il luogo ancora più suggestivo.
Trascorriamo alcuni giorni nella bella Playa di Santa Barbara, paradiso dei campeggiatori e camperisti, che vanta due bellissime spiagge di sabbia nera.
Dal porto di Chaitén, in compagnia di altri equipaggi di camperisti, attendiamo il Ferry che ci porta in poco più di 4 ore a Quellon, un villaggio a sud est dell’Isola Chiloé.

L’isola di Chiloé
Il Cile è talmente lungo che l’isola di Chiloé sembra piccola ma, in effetti, con la sua lunghezza di 180 km è la quinta isola del continente per estensione. Gli spagnoli presero possesso dell’isola nel 1567. Dopo essere stato l’ultimo territorio spagnolo in America, l’isola di Chiloé fu incorporata nella Repubblica del Cile con il “Trattato di Tantauco” il 19 di gennaio del 1826. Domenica 22 maggio del 1960 alle ore 15 e11il sud del Cile fu scosso da un terribile terremoto di magnitudo 9,5 sulla scala Richter, il più alto registrato a livello mondiale. La terra tremò per ben cinque minuti e tre tsunami, oltre a causare un alto numero di vittime, distrussero un gran numero d’abitazioni e infrastrutture.
L’architettura tipica dell’isola consiste nelle costruzioni delle case in legno rivestite con le scandole (assicelle di legno di larice); altri edifici abitativi di particolare interesse sono le palafitte, case tipiche dei pescatori costruite su dei pali e ubicate a bordo mare. Sicuramente però, le numerose chiese tipiche, fatte costruire dai Gesuiti e dai Francescani che approdarono sull’isola nel 1608 lasciano un’impronta indelebile nella mente dei visitatori. Nell’arcipelago vi sono ben 16 chiese dichiarate Patrimonio dell’Umanità dall’UNESCO. Chiloé è singolare anche per la mitologia basata su navi fantasma, gnomi che escono dalla foresta, stregoneria e leggende che permeano le menti dei locali. La vegetazione, grazie alle frequenti e abbondanti piogge, è fitta e rigogliosa. Percorrendo i sentieri, le piante sembrano volersi riappropriare dello spazio che l’essere umano gli ha portato via.

Gli allevamenti di salmone
Il Cile, dopo la Norvegia, è il secondo produttore mondiale di salmone e una gran parte proviene dalle coste dell’isola Chiloé. L’allevamento è iniziato già un secolo fa ma verso la metà degli anni ottanta, con l’introduzione delle gabbie a immersione, c’è stato un forte incremento. Nel 2006, il salmone costituiva – dopo il rame e il molibdeno – il terzo prodotto d’esportazione. Nel corso del 2007 però, la produzione cilena è stata colpita da un’epidemia di anemia infettiva del salmone e la produzione è passata dalle 400’000 ton del 2005 alle 100’000 nel 2010, complice anche la crisi economica del 2008. In effetti, alcune avvisaglie dell’inquinamento prodotto da allevamenti intensivi (avanzi di mangimi, eccessiva produzione di feci e smodato utilizzo di antibiotici), avevano già prodotto numerose proteste da parte di ambientalisti. Nel 2014, con 4 miliardi di fatturato, l’esportazione del salmone ha preso il secondo posto, grazie anche alla forte domanda da parte del Brasile. Tuttavia, sembra che siano somministrate delle dosi di antibiotici che ad esempio negli Stati Uniti sono proibiti.

Quellon – Cucao – Rahue (Muelle de las Almas) – Chonchi – Nercón – Castro –  Dalcahue – Tenaún – Laguna Popetan
Giunti a Quellon, percorriamo ancora un paio di chilometri verso sud e arriviamo al monumento che indica il “Chilometro zero” di una delle più lunghe strade del mondo, alcuni dicono 21’000 km, altri 1’000 km in più: la Panamericana che dall’altro capo termina in Alaska, nota in Cile anche come Ruta 5. Dopo la foto d’obbligo la percorriamo verso nord per una settantina di km per poi andare a ovest su una strada che passa attraverso una foresta molto fitta e sbocca sul mare a Cucao.
A Rahue, 2.5 km prima dell’inizio del sentiero per Muelle de las Almas, un ponte con limitazione 8t ci obbliga a parcheggiare. Con tanto di equipaggiamento da pioggia percorriamo a piedi la strada e poi i 2 km di sentiero, a tratti scivoloso per il fango, fino a raggiungere un mirador su una colonia di foche, che però si vedono da molto lontano.
Ritorniamo sui nostri passi e andiamo nella parte est dell’isola dove le acque dell’oceano Pacifico sono calme in quanto riparate dall’arcipelago delle tante isolette. Facciamo una piacevole tappa a Chonchi: un villaggio affacciato al mare con numerose case tipiche antiche e ben conservate. Visitiamo un piccolo museo e la Iglesia Nuestra Señora del Rosario. La seconda che visitiamo, solo dall’esterno poiché chiusa, è l’Iglesia Nuestra Señora de Gracia che si trova nel piccolo paesino di Nercón, a 4 chilometri da Castro.
Ci fermiamo poi al mirador all’entrata di Castro da dove si gode di una bella vista sulle casette dei pescatori costruite sulle palafitte. Castro fu fondata nel 1567, è il capoluogo dell’isola. Distrutta per ben sei volte da pirati, terremoti e incendi, è un brulicare di gente indaffarata. In fondo ad un fiordo, si specchiano nel mare gli ultimi palafitos. La marea, infatti, può raggiungere i 7 m. Visitiamo la città di Castro e anche qui dobbiamo accontentarci di guardare la “Iglesia San Francisco” solo dall’esterno.
Dalcahue ci stupisce per la bellezza del paesino, un bell’esempio di come la mano di un abile architetto possa ridisegnare il lungomare di questa cittadina con i pescherecci che le fanno da cornice. Acquistiamo qualche prodotto nostrano e poi visitiamo, solo dall’esterno poiché anch’esse chiuse, l’Iglesia Nuestra Señora de los Dolores e di seguito la Iglesia Nuestra Señora del Patrocini, nel piccolissimo villaggio di Tenaún. Passiamo una giornata piovosa alla Laguna Popetan e alla sera ci gustiamo le tipiche patate chilote dai diversi colori.

Ancud – Caleta Puñihuil – Chacao
Sotto la pioggia battente arriviamo ad Ancud, la seconda cittadina per importanza dell’isola, fu fondata nel 1767 per proteggere le navi dirette a capo Horn dai pirati. Aspettiamo il bel tempo e visitiamo il Forte S. Antonio, ultimo avamposto spagnolo in Cile, e poi il Museo Regional che, oltre a ripercorrere la storia dell’isola e mostrare diverse foto del terremoto del 1960, espone la riproduzione a grandezza naturale del vascello Ancud, che nel 1843 navigò nei pericolosi fiordi dello Stretto di Magellano per rivendicare al Cile i suoi territori più meridionali. Non ci lasciamo sfuggire neppure il bel Museo Bomberil e poi una meritata pausa al ristorante, dove chi è vegetariano solamente “Part Time”, prova il piatto forte della cucina di Chiloé: il curanto. Questo piatto è tradizionalmente preparato riscaldando alcune pietre disposte in una buca nel terreno finché non crepitano, per poi mettervi direttamente sopra frutti di mare, carne di maiale e di pollo, seguiti dalle enormi foglie di nalca e stoffe umide. Poi la montagnola è coperta di terra ed erba e lasciata cuocere lentamente per quasi due ore. Questo piatto è ancora preparato secondo la tradizione in occasione di feste e chiamato Curanto al hoyo. Nei ristoranti cambia il modo di cottura, ma gli ingredienti sono gli stessi, così come la quantità immensa di cibo che è servita. Terminiamo la giornata culturale con una tappa al Centro de Visitantes Immaculada Concepción ospitato nell’ex convento. Vi sono custoditi i modelli lignei in scala di tutte le 16 chiese che fanno parte del Patrimonio dell’Umanità, e di ognuna si può ammirare anche gli interni.
Splende il sole anche oggi, perciò per prima cosa andiamo nella bella Caleta Puñihuil e, con una barca andiamo a vedere i pinguini Humboldt e quelli Magallanes che ogni anno, in questo periodo, vengono sulle sponde delle isolette a deporre le uova. Purtroppo si vedono un po’ da lontano. Prima di andare a Chacao a prendere il traghetto che in una mezzoretta ci porta al porto di Pargua passiamo qualche giorno nella bellissima Playa Lechagua.
Addio Chiloé, bella l’isola ma la meteo non è sempre magnanima.